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• Il territorio - Il Parco del Cilento
Sede del 2° Parco nazionale d'Italia per estensione, Riserva di biosfera Mab-Unesco, Patrimonio mondiale Unesco, sede di una delle più antiche e importanti scuole di pensiero (Elea - Parmenide e Zenone), patria della Dieta mediterranea (riscoperta e rivalutata dal prof. Ancel Keys, inventore della famosa Razione Kappa). Il Cilento ha, dunque, origini nobili e un prestigioso presente (in buona parte ancora da scoprire) fondato in prevalenza sulle molteplici ricchezze ambientali (uno dei più vasti faggeti d'Europa, la più numerosa colonia di lontre d'Italia, ecc.). Il Parco nazionale del Cilento e del Vallo di Diano si estende da Agropoli-Castellabate (nord) a Scario (sud) e verso l'interno fino a Teggiano. A ovest si trovano circa 100 Km di costa - in prevalenza rocciosa - bagnati dal limpidissimo mare che da anni assicura a diverse località la Bandiera blu d'Europa e le Cinque vele (tra queste le marine di Castellabate, Agropoli e Pollica). Le vette del Cilento interno arrivano a sfiorare i 2000 metri e sono ricche di vegetazione (sono circa 2000 le specie floristiche finora individuate) e di esemplari faunistici appartenenti a specie assai rare (sono spesso avvistati il lupo, il gatto selvatico, il picchio nero e l'aquila reale).
• Il territorio - Note di storia locale
Anche se Omero accenna per primo alle coste dell'odierna Castellabate, la storia di questo territorio è legata soprattutto a san Costabile Gentilcore, IV abate della Ss.ma Trinità di Cava de' Tirreni. Nel medesimo anno in cui fu elevato alla dignità di abate, egli avviò i lavori di costruzione del Castello dell’Angelo (10 ottobre 1123), che, successivamente intitolato proprio a lui, diede origine al nome del borgo: Castrum Abbatis, lo castello de lo abbate, castello dell’abbate, Castellabate.
L’abbaziato di Costabile durò poco. Si spense, infatti, il 17 febbraio 1124. Il successore, l'abate Simeone, completò la costruzione del maniero e aiutò sempre la popolazione. Col passare del tempo, Castellabate divenne la più importante baronia del Cilento.
Ma procediamo celermente, fino a giungere al 1800, con questa pagina tratta da un volume dello storico Pietro Ebner. “Nel 1553 la regia corte vendette Castellabate al noto giurista Marino Freccia, il quale anni dopo vendette i beni acquistati a Carlo Caracciolo. Castello e casale passarono poi alla famiglia Loffredo e da questa ai Filomarino dei conti della Rocca d’Aspide). Nel 1619 fu chiesto l’assenso alla vendita dell’erbaggio con la fida in tutto il territorio del castello dell’Abbate fatta da Francesco Matarazzo, figlio ed erede di Alessandro e Tommaso Filomarino della Rocca. Il feudo passò poi alla famiglia Acquaviva dei conti di Conversano. … Successivamente… passò alla famiglia Granito che nel ‘700 lo possedeva con titolo di marchese, ottenuto il 29 novembre 1745. Il feudo, con la portolania di Omignano e altre giurisdizioni sulle terre di Rocca di Cilento, Montecorice, S. Maria a Mare, Rutino e S. Lorenzo passò poi per successione (20 luglio 1767) di Paride, al figlio Angelo e da questo al figlio Luigi… Non avendo avuto discendenti il titolo passò al secondogenito del fratello Gioacchino… e quindi al figlio di quest’ultimo, Angelo (n. 21 ottobre 1782 m. 29 giugno 1861). Quest’ultimo sposò la nobile Paolina Pignatelli, principessa di Belmonte, …dalla quale ebbe Gioacchino (2 novembre 1849) che con lettere Patenti 3 aprile 1887 ottenne di assumere… i titoli di principe di Belmonte…”. [...]
Lentamente, in seguito al riconquistato rapporto col mare, molti abitanti di Castellabate si diedero alla pesca. Un po’ alla volta l’economia del luogo, a prevalenza agricola, andò trasformandosi: verso la fine del XIX secolo, alla pesca – ormai divenuta una delle principali fonti di reddito – si affiancarono altre attività. “Il riferimento scontato va necessariamente al terziario, il quale portò nelle marine di Castellabate la nascita della cantieristica navale… e, non per ultima, quella della conservazione e diffusione nel mercato nazionale del pesce insaccato e sottosale”. [testo di Sara Scognamillo]